VIVA LA CAMPAGNA

Innovazione elettorale per la buona politica

5 cose che faresti meglio a chiedere al tuo Grassroot Team

Recentemente, la Stampa dedicava un articolo alla campagna elettorale portata avanti da Matteo Salvini in Emilia-Romagna. Una campagna che la testata torinese definisce “all'americana” e incentrata sul porta a porta per ammissione proprio della task-force leghista impegnata nella delicata contesa regionale.

Un ritorno al passato? Niente affatto. Chi ricorda la portata innovativa delle campagne di Obama non può che soffermarsi sulla capacità di coinvolgere le persone sul piano relazionale. Ma se Salvini può permettersi di girare con una certa autonomia un territorio tutto sommato piccolo come quello emiliano-romagnolo, i candidati alla presidenza americana devono muoversi su spazi decisamente più ampi, dalla costa atlantica a quella pacifica. Ecco allora l’importanza dei comitati e dei cosiddetti grassroots team, portati alla ribalta da Obama nel 2008 e divenuti decisivi nel 2016, con la vittoria di Donald Trump e del suo team, capaci di interpretare al meglio la sfida giocata sul piano del ground game.

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Oggi in America, la comunicazione politica continua ad attingere a piene mani da quelle che sono le best practice del settore privato, almeno per quello che concerne la dimensione promozionale e di marketing. E il porta a porta non è stato ancora soppiantato dalla dimensione digitale. Al contrario, ne ha tratto vantaggio. Uno studio di qualche anno fa e condotto dal Keller Fay Group mostra come oltre l’ottanta percento delle conversazioni che hanno luogo negli USA e che riguardano la politica avvengono faccia a faccia. I social, in questo senso, polarizzano, ma non coltivano. Proprio per questo i grassroots team diventano fondamentali, sono lo strumento che permette a quelle relazioni di germogliare ed eventualmente crescere. E in questo senso, ancora più cruciale, diviene il ruolo di chi quel team è chiamato a guidarlo.

Ma come fare a capire se una persona è adatta a prendere le redini della nostra divisione porta a porta? Holly Turner sul sito campaignsandelections.com suggerisce cinque domande da fare agli aspiranti per capire se fanno al caso nostro.

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1. I walkers sono pagati come dipendenti?

La risposta è sì e comportarsi diversamente sarebbe una violazione delle leggi federali americane. Traslando il discorso su un piano più ampio, quando l’operato di una persona restituisce un beneficio all'azienda/ente/entità giuridica per cui opera, allora quella persona merita di essere pagata. Non solo, ogni figura ha bisogno di essere inserita all'interno di un sistema di tutele che ne garantisca la dignità economica e personale, definendone in maniera chiara le mansioni e i confini all'interno dei quali il suo lavoro prende corpo e si esaurisce. Perché questo? Perché solo in un sistema strutturato e trasparente professionismo e qualità possono prosperare fino a fiorire.

2. Il tuo team sul campo è “pulito”?

Tra le tante cose che non vorremmo mai trovarci ad affrontare in campagna elettorale c’è sicuramente la telefonata di un giornalista o attivista che ci chiede come mai tra le tante persone che lavorano per noi ce n’è una con precedenti per abusi domestici, evasione fiscale o qualsiasi altro crimine o illecito al quale non vorreste mai e poi mai essere associati. Proprio per questo è importante che alla guida del grassroots team ci sia una persona in grado di controllare – per noi e prima di tutti gli altri – la fedina penale e civile dei nostri walkers.

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3. Hai controllato le referenze del tuo team?

È risaputo che molte persone esagerano nella compilazione dei rispettivi curriculum. Si tratta di un aspetto umano, ma non per questo meno critico. In campagna elettorale non si possono commettere errori ed è perciò fondamentale la professionalità messa in campo da ciascun membro del team. Sempre. Nessun candidato vorrebbe scoprire, magari a ridosso del voto, che uno dei suo uomini in passato è stato licenziato per aver solo finto di fare ciò per cui era stato pagato. Verrebbe a mancare quel presupposto di fiducia necessario alla definizione di una strategia che muove a partire anche dal lavoro sul campo dei membri del grassroots team.

4. Le prestazioni sono garantite?

Negli Stati Uniti, come in tutti i territori ampi, è difficile riuscire a controllare l’operato dei tanti team e membri sparsi da un capo all’altro del Paese. Anche in questo caso ci vuole fiducia. Fiducia non solo che il lavoro sia effettivamente svolto, ma che sia fatto in fede ai crismi stabiliti.

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5. Essere dei “venditori” è il loro lavoro o è solo il lavoro che stanno facendo per te?

In politica, come in tanti altri settori, esistono due categorie di lavoratori: quelli che esercitano una professione per passione e quelli che avrebbero potuto fare anche altro. Non necessariamente i primi si dimostrano più validi o affidabili dei secondi, ciò nonostante il modo di relazionarsi alle due differenti categorie è profondamente diverso e perciò diventa centrale capire se i “venditori” che lavoreranno alla campagna elettorale lo sono per vocazione o per semplice opportunità.

 

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